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I Palazzi

Palazzo D’Adda

   L’attuale sede municipale è il palazzo che i conti d’Adda si fecero edificare tra Cinquecento e Seicento, con aggiunte nel pieno XVII secolo tra cui il palazzo detto Granaio, leggermente più a nord (vedi apposito paragrafo). Il palazzo padronale ha la tipica forma a U delle ville di campagna lombarde, con un nobile porticato con colonne in granito in facciata. Al pian terreno le sale sono decorate con affreschi tardomanieristi a grottesche, imponenti soprattutto nel salone d’onore, oggi aula consiliare. Più enigmatica la decorazione di una sala appartenente all’ala privata del palazzo, preceduta da un portico barocco, che nel soffitto presenta agli angoli i Quattro Elementi, armonizzati da Apollo al centro. Al piani superiore le vaste sale sono decorate nella fascia sotto al soffitto da raffigurazioni allegoriche e campestri, seicentesche, molto danneggiate dal tempo. Notevoli le travature lignee. L’edificio è preceduto da una piazzetta, chiamata anticamente il Pasqué, e seguito da un giardino all’inglese: nel Sei - Settecento esso era molto più vasto dell’attuale e comprendeva peschiere, frutteti e aiuole, nella forma del giardino all’italiana

Il palazzo era solitamente abitato dai proprietari durante le vacanze autunnali; solo il conte Francesco II (morto nel 1644) vi risiedette stabilmente. In seguito divenne abitazione dei fittabili, poi scuola e municipio. I conti d’Adda vi ospitarono, tra gli altri, il cardinale Federico Borromeo, mentre talvolta, durante l’inverno, concessero il salone per le assemblee della comunità; vi fu ospite di passaggio, negli anni Trenta, la principessa Mafalda di Savoia.

 

Palazzo Granaio

   Palazzo Granaio è un edificio storico del XVII secolo, posto al centro di Settimo Milanese. Costruito accanto al prestigioso Palazzo D'Adda e affacciato sul suo parco, Palazzo Granaio era originariamente utilizzato come deposito padronale per il grano, per l'allevamento dei bachi da seta e come cantina per il vino. Un'antica leggenda vuole che nel Palazzo vi trovasse dimora un potente mago che rapiva le ragazze del paese, secondo un cliché abbastanza diffuso nei paesi lombardi e che può essere ciò che resta dell’antica sottomissione ai signori e proprietari dei secoli passati e per questo l'edificio era chiamato popolarmente la Cà del Mago

Attualmente Palazzo Granaio si presenta come un'originale articolazione di ambienti accoglienti, di varie ampiezze e pregio architettonico in grado di soddisfare esigenze diverse. Gli spazi si sviluppano sui tre piani del Palazzo e complessivamente definiscono un'area coperta di 1500mq, che danno luogo alle attività di ristorazione, pub-birreria, promozione artistica e culturale.

Le altre ville storiche del territorio

Villa Airaghi

Al centro delle proprietà più consistenti esistettero sempre,nell’agricoltura lombarda, delle case da nobile, evolutesi col tempo in ville e palazzi più o meno splendidi. Un esempio è la struttura, recentemente restaurata, dello Stretcioeu, che rivela la sua origine non strettamente rurale nel bel porticato in legno e granito: esso tuttavia si trasformò in abitazione rurale, come nel caso della Corte Barni di Seguro, dal bel portico quattrocentesco, che era in origine casa segurina dei Della Croce e dei Del Frate e, in seguito, appunto dei Barni. 

    Mantennero la loro truttura da nobile, invece, gli edifici che divennero a Vighignolo la villa Venino (inserita in una corte circondata su tre lati da un bel portico ad arcate) e la villa Airaghi, dall’aspetto ottocentesco, preceduta da un viale prospettico e con un cortile con antiche decorazioni in pietra.

    A Seguro si trova invece la villa Pagani, bell’esempio di palazzo barocchetto, voluto nelle forme attuali da Gian Paolo Mainoni a metà Settecento. Alla stessa temperie artistica si riconduce la villa di Castelletto, pressochè unico avanzo dell’antica frazione, restaurata e dalle forme assai graziose.

Stretcioeu

Da ricordare pure nel suo aspetto sette-ottocentesco la corte napoleonica, in origine di proprietà Taccioli – Litta Modignani, così chiamata perché avrebbe dato ospitalità a Napoleone III dopo la battaglia di Magenta (1859), come ricorda una lapide sotto il porticato. La corte ha subito recentemente interventi di restauro e adattamento ad abitazioni.

 

 
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