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Dal 20 Gennaio al 4 Febbraio 2012
Biblioteca Comunale
Via Grandi 10 - Settimo Milanese



Pro Loco Settimo Milanese e

A.N.P.I.
Coordinamento del Magentino
Sez. Giulia Lombardi
Cornaredo Settimo Milanese

con il patrocinio del
Comune di Settimo Milanese

organizzano

Il filo della memoria
Shoa e Porrajmos


Mostra realizzata nell'ambito delle iniziative legate alla
celebrazione del "Giorno della memoria"



Il termine Porajmos o Porrajmos (in Lingua romaní «devastazione»,
«grande divoramento»), indicano il tentativo del regime
nazista di sterminare le etnie romanì durante
la seconda guerra mondiale.

Al pari della più nota Shoah (il tentativo del regime nazista di
sterminare gli ebrei), il Porrajmos fu deciso sulla base
delle teorie razziste che caratterizzavano il nazismo.

Dato che la popolazioni romaní (principalmente Rom ma
anche Sinti) dell'Europa orientale non erano organizzate
come quelle ebraiche, e poiché non si conosce con
accuratezza il numero di romaní che al 1935 vivevano
in quei territori, è difficile dire con precisione
quante furono le vittime. Ian Hancock, direttore
del Programma di studi Rom presso l'Università
del Texas ad Austin, suggerisce una cifra che
oscilla tra le 500 000 ed il milione e mezzo di vittime,
mentre un stima di 220/500 000 vittime è fatta da
Sybil Milton, storico dell' "Holocaust Memorial Museum"

Rom e Sinti che venivano deportati nei campi di
concentramento potevano talvolta vivere in sezioni
separate, e le condizioni igienico-sanitarie di queste
aree erano gravissime. In altri casi il loro trattamento
era invece equiparato a quello degli altri prigionieri.
Gli zingari reclusi furono autori, ad Auschwitz nel '44,
di una rivolta contro le truppe naziste. Rivolta che
aveva come scopo evitare di essere portati
ai forni crematori.

L'aspetto più terribile della loro detenzione
consistette soprattutto negli esperimenti scientifici
cui fecero da cavie, a partire dal 1943, ad
Auschwitz e altri campi di concentramento.

A molti di loro furono inoculati germi e virus patogeni
per osservare la reazione dell'organismo di fronte
alle malattie, altri vennero obbligati a ingerire acqua
salata fino alla morte. Particolarmente duro fu il trattamento
riservato alle donne zingare.

Le più giovani venivano sottoposte a dolorose operazioni
di sterilizzazione, mentre quelle mature, fatte denudare,
erano utilizzate per riscaldare i corpi di coloro che
erano stati soggetti agli esperimenti sul congelamento.

Sia le donne che gli adolescenti rom impiegati per gli
esperimenti venivano tenuti rinchiusi in minuscole
gabbie o stanze all'interno dei laboratori, completamente
nudi e in condizioni di estrema promiscuità, costrette
ad espletare i bisogni corporali le une di fronte agli altri.

Questa detenzione poteva durare molti giorni.

Sin dal primo dopoguerra si è, come detto,
dedicata pochissima attenzione allo sterminio dei
rom e dei Sinti, e solo negli ultimi anni sono state
organizzate mostre e presentati documentari sull'argomento.

La questione di un possibile risarcimento ai familiari
delle vittime del regime nazista appare tuttavia
ancora remota, anche per l'impossibilità, in molti casi,
di ricostruire i relativi rami genealogici.

In Italia, Rom e Sinti furono imprigionati nei campi di
concentramento di Agnone (convento di San Berardino),
Berra, Bojano (capannoni di un tabacchificio dismesso),
Bolzano, Ferramonti, Tossicìa, Vinchiaturo,
Perdasdefogu e nelle Tremiti.

Erano Rom italiani, ma anche di altre nazionalità;
in particolare un gran numero erano Rom slavi,
fuggiti in Italia dalle persecuzioni in patria.
Molti di loro riuscirono a fuggire e si
unirono alle bande partigiane.

Orari d'apertura

Lunedì dalle 15.30 alle 19.15
Martedì dalle 15.30 alle 19.15
Mercoledì dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.15
Giovedì dalle 15.30 alle 19.15
Venerdì dalle 15.30 alle 19.15
Sabato dalle 9.15 alle 12.30

Ingresso libero e gratuito

Dal 5 al 26 Febbraio 2012
Spazio espositivo di Parco Farina
Via Grandi 13 - Settimo Milanese



Pro Loco Settimo Milanese

presenta

C'erano una volta le...
Scatole di latta


Mostra di barattoli del secolo scorso

L’ Ottocento stava per finire e l’Italia, finalmente unificata,
si stava lentamente organizzando come Nazione;
crescevano gli scambi favoriti dal veloce sviluppo dei mezzi
di trasporto e un discreto benessere si andava
diffondendo soprattutto nelle fasce più avanzate della borghesia.

L’industrializzazione partita dall’ Inghilterra aveva
conquistato l’Europa, scendendo anche da noi,
a cominciare dal settentrione.

Le industrie nascenti attiravano sempre più gente
dalle campagne, le città si espandevano e la popolazione
inurbata cresceva rapidamente.


La certezza di un salario per molti, e il raggiungimento
di un discreto benessere della borghesia, favorirono
l’aumento dei consumi e crearono nuove tentazioni
che colmavano antichi bisogni.

L’ aumento dei consumi interni, il raggiungimento di
nuovi mercati grazie allo sviluppo dei mezzi di trasporto,
e la partecipazione alle grandi Esposizioni, trasformarono
nel giro di pochi anni pasticcerie e cioccolaterie a conduzione
familiare in piccole industrie, grazie anche all’impiego
dei nuovi macchinari azionati dalla forza motrice del vapore.

Le grandi Esposizioni Nazionali ed Internazionali erano
il punto d’incontro per scambi di merci, nuove invenzioni
e macchinari, qui i migliori prodotti venivano premiati
con Medaglie ed Onoreficienze.

Intanto la clientela aumentava e i mercati da raggiungere
erano sempre più lontani; dal locale si passò al regionale,
poi al nazionale, fino all’estero.

Serviva un imballo solido ma allo stesso tempo leggero,
che non alterasse i sapori e mantenesse
la fragranza del contenuto.

Le scatole di latta si rivelarono ben presto l’ideale,
avevano in oltre il grande pregio di poter essere
personalizzate a piacere con
la stampa litografica.

Erano anni in cui quasi tutti i prodotti venivano
venduti “sfusi”, biscotti, cacao e caramelle arrivavano
nei negozi in capienti scatole vuoto a rendere;

finita la scorta i lattoni vuoti venivano ritirati dai rappresentanti,
portati in fabbrica, lavati e di nuovo riempiti per iniziare
un nuovo dolce viaggio. Una scatola di latta poteva
così durare anche qualche anno e ciò consentiva
di ammortizzare gli ingenti costi iniziali.

Tratto dal sito

La casa delle antiche scatole di latta

La mostra è aperta la domenica dalle 15 alle 18

Ingresso libero e gratuito

 
© PRO LOCO SETTIMO MILANESE

Parco Giuseppe Farina
Via Grandi, 13
20019 Settimo Milanese (MI)

Telefono: 02 - 335 12 373 - Cellulare: 338-85 63 219